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Contatti
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ALLERGIE
e INTOLLERANZE ALIMENTARI

Consulenza online per terapia ecologica per le
INTOLLERANZE alimentari
dr.C.Matonti :
matonti6@hotmail.com
Agli
alimenti vengono spesso addizionate sostanze particolari (conservanti,
coloranti, antiossidanti, rinforzanti del sapore) allo scopo di
migliorarne il gusto, l'aspetto e la conservazione. Questi additivi, come
pure gli alimenti stessi possono essere causa di manifestazioni organiche
sia interne, per esempio a livello dell'intestino, sia esterne
a carico della cute.
Gli
eventi organici che avvengono in seguito all'ingestione di cibi vengono
generalmente definite come reazioni avverse agli alimenti e
comprendono tutti quegli effetti indesiderati determinati dall'assunzione
di cibi, di additivi o di contaminanti.
Negli
ultimi decenni queste reazioni sono divenute più frequenti, perché molte
sono state le modifiche avvenute nell'ambito delle abitudini alimentari
specialmente nel mondo occidentale.
Un cambiamento importante è rappresentato dalla minor frequenza
dell'allattamento al seno: infatti sostituire il latte materno con
altri di origine animale o vegetale può creare le premesse per una
sensibilizzazione nei confronti di antigeni alimentari, proprio perché
nei primi mesi di vita l'apparato gastroenterico non ha ancora raggiunto
una sua maturità funzionale.
Reazioni organiche spiacevoli possono essere determinate dall'uso
indiscriminato di insetticidi, diserbanti, fitofarmaci nella coltivazione
di prodotti alimentari.
Un uso eccessivo di additivi alimentari o mangiare quantità esagerate di
cibi esotici, contro i quali il nostro organismo non ha potuto sviluppare
eventuali meccanismi di difesa, peggiora ulteriormente la situazione.
Oggi
possono essere fatte analisi chimiche piuttosto sofisticate degli alimenti
che, insieme ad una più ampia conoscenza dell'apparato gastrointestinale
e a metodiche diagnostiche specifiche nella pratica clinica, permettono di
fare una certa chiarezza sui meccanismi che sono alla base delle reazioni
avverse ai cibi.
Le reazioni avverse agli alimenti sono classificate in:
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Reazioni
tossiche e prevedibili,
che possono interessare ogni persona, perché dovute alla presenza
negli alimenti di sostanze tossiche naturali, di tossine prodotte da
batteri o funghi che hanno contaminato gli alimenti durante la
catena alimentare, che comprende varie fasi: produzione, processo,
trasporto e conservazione. Queste reazioni sono intimamente
correlate sia con la dose sia con l'azione della sostanza stessa.
Esempio di queste reazioni sono le intossicazioni da funghi
velenosi, le gastroenterite causate da tossine batteriche contenute
in alimenti avariati oppure le manifestazioni nervose dovute ad
intossicazioni alcoliche o da caffeina
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Reazioni
non tossiche e non prevedibili,
che interessano solo alcuni soggetti sensibili e possono essere
suddivise in:
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allergia
alimentare
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intolleranza
alimentare
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L'allergia
alimentare
è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati
dall'assunzione anche di piccole quantità dell'alimento
responsabile; mentre l'intolleranza alimentare è sempre
dose-dipendente ed è determinata da molecole particolari
farmacologicamente attive presenti negli alimenti, oppure
conseguente ad un disturbo della digestione o dell'assorbimento dei
principali costituenti alimentari.
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ALLERGIE
ALIMENTARI
Gli alimenti contengono un elevato numero di molecole con
potere di antigeni (oltre 6000), ma fortunatamente solo in alcuni
individui queste inducono una sensibilizzazione.
In condizioni normali il sistema immunitario associato alle mucose,
l'acidità del succo gastrico, gli enzimi del pancreas e dell'intestino,
la motilità intestinale e la flora batterica enterica evitano che
molecole alimentari immunologicamente attive attraversino la parete
intestinale, oltrepassino il fegato ed entrino in circolo.
Cosa si verifica in caso di allergia
alimentare.
Quando esiste un'allergia alimentare succede che, per un
mal funzionamento del meccanismo di esclusione, una quantità eccessiva di
molecole alimentari, con potere di antigene, attraversa la barriera
intestinale e determina, nei soggetti predisposti, una sensibilizzazione
e una reazione.
Tutti gli alimenti potrebbero essere immunogeni, ma fortunatamente le
allergie sono in genere sostenute da un numero abbastanza ristretto di
sostanze alimentari.
Un antigene alimentare, per poter determinare una reazione, deve possedere
alcuni requisiti: ·
- deve essere un buon immunogeno, come lo sono le
proteine, infatti le allergie sono sostenute da allergeni proteici o
glicoproteici,
- deve resistere ai trattamenti di cottura, bollitura,
spremitura, all'acidità del succo gastrico e agli enzimi intestinali.
Antigeni resistenti a questi fattori sono quelli presenti nell'uovo e
nel latte
- deve avere una scarsa capacità di indurre
intolleranza.
Gli alimenti che più sovente causano allergie alimentari
sono latte, cioccolato, cereali, legumi, uova,
agrumi, pomodori.
La sensibilizzazione verso alcuni alimenti, come per
esempio l'uovo o il latte, tende a regredire con l'età, mentre alcune,
come quella verso i crostacei o i pesci, persiste anche nell'età adulta;
questo perché l'organismo è in grado di sviluppare in maniera diversa
una tolleranza nei confronti dei vari antigeni. Altro fattore da ricordare
è che in alimenti diversi possono esserci antigeni comuni o determinanti
antigenici in comune, per esempio la gliadina è presente sia nell'orzo
che nel grano e nella segale e l'antigene del merluzzo è presente in
molti altri tipi di pesci. Questo fatto è alla base di fenomeni di
reazioni alimentari crociate, che sono oggi studiate. Alcune di queste
sono piuttosto comuni, per esempio quelle dovute a vegetali, come i
cereali, i legumi, alle uova di pollo, di anitra e di tacchino o tra pesci
di specie diversa. Esistono anche reazioni incrociate tra alimenti ed
inalanti, per esempio allergia alle piume e alle uova, al polline delle
graminacee e alle arachidi o ai pomodori.
Le allergie alimentari possono essere provocate anche da sostanze
contaminanti presenti talvolta negli alimenti. Queste molecole, anche
in quantità minima, in soggetti già sensibilizzati scatenano reazioni
importanti. Un esempio di questo sono gli antibiotici eventualmente
presenti nel latte o nelle carni, oppure la presenza di metalli, come il
cromo, il rame, che vengono rilasciati dai recipienti durante la cottura
dei cibi.
Le allergie alimentari sono sempre sostenute da un
meccanismo immunologico e possono essere di due tipi:
- reaginico: cioè allergie IgE mediate
- non reaginico: non mediate da IgE con
presenza di complessi immuno patogeni, di linfociti T sensibilizzati
e, talvolta, anche di anticorpi tossici.
Le varie manifestazioni dovute ad allergie si
manifestano o in modo isolato o in associazione tra loro. Si possono
essenzialmente distinguere due quadri clinici: reazioni immediate e
reazioni ritardate
Reazioni immediate (IgE
mediate):
Scatenate il più delle volte dall'assunzione di latte
vaccino, frumento, noccioline e cioccolata. Si manifestano con orticaria,
edema laringeo con difficoltà respiratorie, vomito, eczema, edema delle
labbra e della lingua, nausea, dolore addominale e a volte shock
anafilattico.
Reazioni ritardate
(non mediate da IgE)
In questo caso è molto difficoltoso identificare gli
alimenti responsabili, che rimangono il più delle volte sconosciuti;
spesso fanno seguito ad una gastroenterite acuta, probabilmente
collegabili ad un deficit immunitario transitorio.
Si manifestano con astenia, ansia, dolori articolari
e muscolari, otite.
E' interessante notare che probabilmente esiste una
predisposizione genetica, in quanto i portatori di allergie alimentari
presentano frequentemente un'anamnesi famigliare positiva nei confronti di
varie forme allergiche.
Diagnosi
Test alimentari di
provocazione.
Test intradermici: sono risultati
utili per selezionare i cibi da eliminare dalla dieta perché sospetti di
causare disturbi gastrointestinali, rinorrea e congiuntivite, asma e
sintomi similanafilattici. Per la presenza di falsi positivi non sono
indicati a fine diagnostico.
Test cutanei: la
maggior parte degli estratti alimentari non sono standardizzati e il loro
impiego è discutibile. Può talvolta essere utile un skin-test
effettuato direttamente con del cibo fresco applicato sulla cute
scarificata. Risultano spesso falsi positivi e perciò la positività deve
sempre essere confermata dal test alimentare di provocazione.
Dieta di eliminazione: si eliminano dalla
dieta di partenza tutti gli allergeni alimentari più comuni (latte, uova,
crostacei, noci, grano, semi di soia e cioccolata), quindi, se i sintomi
migliorano, si reintroduce un solo alimento, il quale verrà consumato con
frequenza maggiore rispetto agli altri per 24 ore, per stabilire la
capacità allergizzante.
Terapia
- Eliminazione dei cibi responsabili.
Desensibilizzazione orale: si elimina il cibo responsabile, quindi lo
si reintroduce a piccole dosi, in crescendo. Di dubbia efficacia.
- Riscaldamento: riscaldare i cibi riduce la loro
antigenicità perché vengono denaturate le proteine.
- Antistaminici: questi farmaci sono utili solo nelle
forme acute

INTOLLERANZE
ALIMENTARI
Qualsiasi reazione
indesiderata scatenata dall'ingestione di uno o più alimenti, può essere
definita come intolleranza alimentare: in questo caso la reazione è
riproducibile ed è dose-dipendente; inoltre, a differenza dell'allergia
alimentare, non è mediata da meccanismi immunologici.
Le intolleranze possono dipendere da un difetto
enzimatico o dall'azione, in individui predisposti, di alcune sostanze ad
attività farmacologicamente attiva presenti a volte negli alimenti o
prodotte dall'intestino a partire dagli alimenti stessi.
Il primo caso riguarda le intolleranze enzimatiche mentre nel
secondo caso parliamo di intolleranze farmacologiche.
Le intolleranze farmacologiche vengono definite anche
come reazioni pseudoallergiche (PAR), perché esistono molte somiglianze a
livello clinico con le allergie mediate dagli anticorpi specifici (IgE) Le
intolleranze alimentari e la manifestazione sintomatologica conseguente
sono sempre dose- correlate e questo aiuta nella distinzione dalle
allergie vere nelle quali i sintomi sono scatenati già dall'assunzione di
piccole quantità di alimento responsabile.
Intolleranze enzimatiche
Sono determinate dall'incapacità dell'organismo di
metabolizzare alcune sostanze presenti negli alimenti. Questo difetto
degli enzimi deputati al metabolismo di determinate sostanze generalmente
è congenito, ma talvolta può essere acquisito nel tempo. Le intolleranze
alimentari su base enzimatica sono numerose e comprendono un certo numero
di malattie che riguardano il metabolismo dei carboidrati, delle proteine
e dei lipidi.
Appartenenti a questo gruppo sono i difetti delle disaccaridasi
(metabolismo dei carboidrati) e le manifestazioni gastrointestinali
conseguenti sono clinicamente molto simili al quadro sintomatologico delle
allergie alimentari. Sull'orlo dei villi intestinali sono presenti degli
enzimi che hanno il compito di scindere i disaccaridi, come il lattosio o
il saccarosio, e gli oligosaccaridi derivati dalla digestione dell'amido.
Gli enzimi disaccaridasi sono , alcuni stabili al calore e altri no, e in
condizioni normali sono capaci di una digestione quasi completa dei
disaccaridi e degli oligosaccaridi, tanto che solo una quantità modesta
di molecole raggiunge il colon in forma non digerita. A livello del colon
la flora batterica trasforma queste sostanze in idrogeno, metano, anidride
carbonica e in acidi organici che contribuiscono a mantenere morbide le
feci e a rendere frequenti i movimenti intestinali. Nei soggetti con
difetti di disaccaridasi primitivi o secondari a un difetto delle mucose
intestinali, il colon viene raggiunto da una quantità maggiore di
zuccheri non digeriti e questo determina un aumento delle fermentazioni
intestinali, una produzione
eccessiva
di gas e di acidi e la presenza nel lume intestinale di sostanze
indigerite e dei loro metaboliti in quantità superiore alla capacità di
assorbimento della parete intestinale. Nelle feci di questi soggetti ci
sono sostanze riducenti, normalmente assenti, e nell'aria espirata è
presente idrogeno. I sintomi clinici del difetto di disaccaridasi sono:
flatulenza, distensione addominale, borborigmi, dolori, diarrea e anche
difetti nutrizionali e dipendono sia dalla quantità di zucchero ingerito
che dall'entità del difetto enzimatico.
Piuttosto comune tra i difetti di disaccaridasi è il deficit di lattasi
nell'adulto. L'enzima generalmente è presente in modo normale alla
nascita e nei primi anni di vita, ma dopo i 3 anni la sua attività
incomincia a diminuire. Nei Paesi occidentali questo difetto enzimatico si
manifesta sovente durante l'adolescenza ed è quindi distinguibile dalla
forma congenita, evidente già alla nascita, e da quella tardiva e
secondaria a malattie gastroenteriche.
Intolleranze
farmacologiche
Queste intolleranze si manifestano con una
sintomatologia simile a quella delle allergie alimentari IgE mediate, ma
se si eseguono esami di laboratorio e la ricerca di anticorpi specifici
per alimenti i risultati sono negativi. Non è necessaria una
sensibilizzazione pregressa, generalmente esiste una relazione stretta tra
la dose e l'effetto e manca una specificità evidente, infatti anche
sostanze diverse possono causare lo stesso quadro clinico. Esistono
reazioni pseudoallergiche (PAR) da farmaci, da additivi alimentari e da
alimenti.
PAR
(reazioni pseudo-allergiche) da farmaci
Generalmente i farmaci sono contenuti negli
alimenti in quantità molto basse ed è difficile che abbiano un ruolo
patogenetico nelle intolleranze alimentari di questo tipo. Il problema
potrebbe essere scatenato da reazioni incrociate tra additivi alimentari e
farmaci antiinfiammatori
PAR
(reazioni pseudo-allergiche) da alimenti
Tra le PAR da alimenti si distinguono
quelle istaminiche e quelle tiraminiche.
PAR istaminiche
In queste reazioni il mediatore chimico è l'istamina, presente
normalmente nel lume intestinale. L'istamina può essere di origine
esogena, in seguito all'ingestione di alimenti che la contengono
(formaggi, birra, vino, cioccolato, patate, aringhe, tonno), o endogena,
dovuta al suo rilascio da cellule del tratto gastrointestinale o per
l'intervento dei batteri della flora intestinale. Alcuni alimenti ad alto
contenuto di amidi e cellulosa, come i farinacei, i legumi, le patate,
intervengono sull'equilibrio della flora intestinale stimolando lo
sviluppo di batteri capaci di operare la trasformazione dell'istamina. Nel
nostro corpo esistono potenti sistemi enzimatici di difesa che determinano
la trasformazione dell'istamina in metaboliti inattivi, ma in alcuni
soggetti, a causa di una carenza di questi meccanismi, l'ingestione di
alimenti ricchi di istamina può indurre una PAR istaminica.
Alimenti ricchi di istamina sono: alcuni formaggi stagionati, gli
insaccati, i pomodori, il fegato suino, pesci come le aringhe, il tonno,
il salmone e le sardine.
Clinicamente la PAR istaminica si manifesta con sintomi simili a quelli
presenti nelle allergie alimentari IgE mediate: prurito, rash
cutanei, orticaria; raramente rinite, asma, shock
anafilattico.
PAR tiraminica
La tiramina deriva dalla tirosina, che viene degradata a metabolita
inattivo in seguito all'intervento di una monoamino ossidasi (MAO). La
tiramina intestinale può essere esogena per l'ingestione di alimenti
ricchi della sostanza (formaggi, banane, avocado) o endogena per la
trasformazione della tirosina presente nei cibi ingeriti con l'intervento
della tirosina decarbossilasi microbica. Nei soggetti normali la tiramina
intestinale viene degradata dalle MAO dell'intestino e del fegato senza
nessuna modificazione del suo livello plasmatico, ma in indìvidui in cui
esiste una condizione di insufficienza primaria delle MAO o per
l'ingestione di farmaci anti monoaminoossidasi o di altre molecole capaci
di interferire con l'attività di questi enzimi, per esempio i pesci
avariati, la tiramina non viene degradata in modo corretto e una quantità
eccessiva passa in circolo. A livello clinico le PAR da tiramina si
manifestano con sintomi dovuti all'azione che la sostanza ha sui vasi e
sulle terminazioni nervose. Si possono avere tachicardia, ipertensione,
cefalea del tipo pulsante, febbre e vampate al volto
ed anche sintomi cutanei come l'orticaria.
PAR da additivi
Gli additivi sono molecole naturali o di sintesi usate nell'industria
alimentare per migliorare l'aspetto e il gusto degli alimenti e per la
loro conservazione, ma consentite dalla legge. Alcune di queste molecole,
particolarmente usate, sono responsabili di allergie. Le PAR da additivi
si manifestano con prurito, orticaria, rinite, asma,
cefalea ed emicrania. Sono sostenute da meccanismi non
immunologici ancora da definire. Gli additivi più comuni sono: i nitriti,
i solfiti, i nitrati, il glutammato di sodio, alcuni coloranti.
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