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OSTEOPOROSI
L'incremento
dell'apporto di calcio negli anziani riveste un ruolo importante nella
prevenzione dell'osteoporosi, ma risulta anche evidente che un adeguato
rilievo debba essere dato all'assunzione di
vitamina D. Questa vitamina è necessaria non solo per lo sviluppo osseo e la
crescita dei bambini, ma anche per il mantenimento dell'integrità del
tessuto osseo negli adulti. In particolare, una carenza di vitamina D
rappresenta un fattore di rischio per fragilità scheletrica negli anziani
e per le fratture ossee
osteoporotiche,
specie di femore. La vitamina D stimola infatti l'assorbimento intestinale
di calcio, aumentando i I beneficio di una dieta ricca di calcio, rallenta
la perdita ossea, favorisce la mineralizzazione scheletrica e forse anche
la neoformazione ossea. Uno stato carenziale di vitamina D provoca difetti
di mineralizzazione ossea e favorisce od aggrava condizioni di
osteoporosi, anche tramite l'aumento compensativo dei livelli ematici
dell'ormone paratiroideo che, a sua volta, stimola il riassorbimento e la
perdita di massa ossea. Uinsufficienza di vitamina D è stata correlata
anche a deficit muscolari e dell'equilibrio, la cui correzione potrebbe
ridurre il rischio di cadute e quindi anche di fratture, specie negli
anziani. L'organismo umano dispone di vitamina D attraverso due fonti: la produzione cutanea, stimolata dall'esposizione solare, e l'alimentazione, il cui contributo è tuttavia limitato ai prodotti lattiero-caseari, alle uova ed al pesce. In alcuni Paesi (Usa e soprattutto del Nord Europa) taluni prodotti lattiero-caseari, cereali ed alimenti per l'infanzia sono addizionati di vitamina D. Lipovitaminosi D è relativamente rara in soggetti giovani e riconducibile o a gravi carenze dietetiche o a malattie renali od epatiche croniche, malassorbimento intestinale o all'uso di alcuni farmaci (fenitoina, carbamazepina e rifampicina). Per richiedere una consulenza medica al Dr.C.Matonti , esperto in magnetoterapia ed ideatore della metodica "acqua magnetizzata con piastra Eco 1"e dei Biomagneti Eco , servirsi del modulo contatti .
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Gli
stati carenziali di vitamina D
sono invece molto frequenti tra gli anziani. Oltre ad una riduzione della
capacità di sintesi cutanea della vitamina D, l'invecchiamento
s'accompagna spesso ad una riduzione dell'esposízione alla luce solare, a
minore assunzione alimentare di vitamina D e a diminuzione del suo
assorbimento intestinale. È stato dimostrato che la correzione con
vitamina D di una concentrazione sierica anche leggermente ridotta e la
contemporanea somministrazione di calcio riduce in misura sostanziale il
rischio di fratture osteoporotiche e di fratture dell'anca, in particolare
negli anziani.
La
supplementazione vitaminica D
deve dunque rappresentare un passo obbligato e preliminare in qualsiasi
strategia di prevenzione delle fratture osteoporotiche nelle persone
anziane. Ciò vale anche per la prevenzione secondaria poiché è stato
dimostrato che in pazienti con femore fratturate, l'apporto immediato di
vitamina
D e la
conseguente soppressione del l'iperparatiroidismo possono facilitare il
processo riiparativo della frattura, la osteo- sintesi dell'eventuale
protesi e la riduzione del rischio successivo di nuove fratture. Sono
raccomandati apporti supplementari di vitamina D rispettivamente di 400 Ul/die
in soggetti di età compresa tra 51 e 70 anni e di 600 UI/die in coloro
che hanno superato i 70 anni. Per attenuare la perdita di massa ossea, in
particolare durante i mesi invernali, e ridurre le fratture possono
rendersi necessari quantitativi maggiori di vitamina D, in genere
800-1.000 UI/die. La somministrazione settimanale, mensile od annuale di
boli di vitamina D potrebbe rappresentare un'alternativa nella prevenzione
dell'ipovitaminosi D, essendo stati riportati effetti analoghi alla
somministrazione di dosi equivalenti giornaliere. L’intervallo
terapeutico della vitamina D è molto ampio, Dosi di vitamina D pari a
2.000 Ul/die sono perfettamente tollerate anche in persone con un ottimale
apporto di questa vitamina.
I
dati epidemiologici e le informazioni fisiopatologiche e cliniche
sull'importanza di un adeguato apporto di vitamina D negli anziani
contrastano con i numerosi
studi effettuati sia in Italia che in altri Paesi che documentano
ancora
un'elevata
prevalenza di ipovítaminosi D,
specie
nei mesi invernali.
Questa carenza è più frequente nei Paesi mediterranei ed in particolare
in Italia, probabilmente per l'erronea presunzione che le condizioni
climatiche ci esentino da questo problema.
Un'indagine
epidemiologica osservazionale condotta a Verona presso l'Azienda
ospedaliera, dell' Ulss 20, dell'Università e della Regione Veneto,
finalizzata allo studio del problema
della
prevenzione dell'ipovitaminosi negli anziani, ha documentato: in donne
ultrasessantacinquenni afferenti ad un centro per lo screening
dell'osteoporosi nei mesi invernali un deficit di vitamina D nel 60% dei
casi, percentuale che scendeva mediamente al 35% nei mesi primaverili ed
autunnali ed al 20% nei mesi estivi. La prevalenza di ipovitaminosi D nei
mesi invernali superava il 70% in particolare nelle donne
ultrasettantenni; le donne con deficit di
vitamina
D, a parità
delle altre covariabili, avevano un densità minerale ossea femorale
significativamente inferiore rispetto alle pazienti senza ipovitaminosiD;
nei soggetti con ipovitaminosi D sono stati osservate alterazioni
bioumorali indicanti una condizione di accellerata perdita minerale ossea.
Quadri laboratoristici suggestivi di concomitante osteomalacia si sono
osservati nel 5% delle pazienti.
Questi dati
confermavano l'opportunità di approccio preventivo globale con vitamina D
in tutta la popolazione anziana femminile, a co~ sti accettabili ed almeno
nei mesi invernali. L'intervento preventivo è consistito nel proporre nei
mesi invernali, specie in occasione della vaccinazione antiinfluenzale, la
somministrazione di un bolo di
vitamina
D
(1 fiala
per os di 400.000 111) in tutti i distretti sanitari a tutte le donne
ultrasessantacinquenni per le quali non vi fossero controindicazioni e che
non fossero già in trattamento con vitamina D o suoi metaboliti.
Contemporaneamente è stato diffuso uno specifico manuale di educazione
igienico-alimentare e si sono inoltre avviate iniziative d'informazione e
sensibilizzazione dei medici di base, molti dei quali hanno autonomamente
provveduto alla somministrazione di vitamina D nelle loro pazienti a
rischio.
Sono state
sinora trattate 5.500 donne anziane, In un campione di queste è stato
osservato che i livelli di vitamina D circolante aumentava a distanza di 2
settimane da Questa esperienza indica la necessità e la possibilità in questo campo di interventi preventivi territoriali su larga scala ed a costi ridotti. I costi di questa profilassi dei deficit invernale di vitamina D sono intorno alle 3.000 lire per anziano/anno. Sulla base di dati epidemiologici e clinico-terapeutici è possibile prevedere una riduzione dell'incidenza di frattura di femore in soggetti anziani ad alto rischio (es. soggetti in case di riposo) dei 15%, dal 2, 1% all'1,8% con un "Number Needed to Treac (Nnt) di 320 ed un costo per frattura prevenuta di solo un milione. Se questo tipo di proiezioni saranno confermate dalla ricerca in corso risulterà che la somministrazione di un bolo annuale di vitamina D può rappresentare un intervento sulla popolazione anziana altamente vantaggioso anche in termini di rapporti costi/benefici. Consultare il Dr.Matonti Catello sulle metodiche ecologiche per l'OSTOPOROSI:
o tramite e-mail matonti6@hotmail.com
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