Le bollicine fanno male? 

 

 

 

Pare che un additivo presente in alcune bibite gassate possa

provocare problemi ben più gravi. Ma è ancora da

dimostrare

WASHINGTON – Le bibite gasate andrebbero evitate, non è una

 novità: gonfiano e fanno ingrassare. Ma non solo. Uno studio

 britannico rivela infatti che alcuni soft drink potrebbero essere

 responsabili di gravi danni alle cellule del nostro organismo,

 provocando effetti normalmente associati all’invecchiamento o

 all’alcolismo.

RESPONSABILE – Nel mirino un additivo contenuto in diversi nelle

 bevande in questione, il sodio benzoato – o E211 – che potrebbe

 portare a cirrosi epatica o a malattie degenerative come il morbo di

 Parkinson. Come spiega The Independent , il conservante incriminato

 viene usato da decenni dall’industria delle bollicine, ed è presente

 praticamente in tutte le bibite più famose. In passato, tra l’altro, il

 sodio benzoato era già stato messo sotto accusa, sospettato di

 essere cancerogeno, poiché in combinazione con l’additivo della

 vitamina C, anch’esso presente nei drink, forma il benzene –

 sostanza appunto in grado di provocare il cancro.

CENTRALE ENERGETICA IN CRISI – Uno studioso della Sheffield

 University – il professor Peter Piper, docente di biologia molecolare e

 biotecnologia impegnato da oltre 7 anni nello studio dell’E211 – ha

 deciso di svelare al mondo i risultati delle sue ricerche, illustrando gl

i effetti che il conservante può avere sulle centrali energetiche delle

 cellule, ovvero i mitocondri, che tramite il processo di respirazione

 cellulare ricavano appunto l’energia dalle sostanze di nutrimento.

 «Questi agenti chimici hanno la capacità di danneggiare gravemente i

 mitocondri, al punto da riuscire a inibirne completamente l’attività»,

 ha dichiarato Piper. «Spegnere i mitocondri significa causare un serio

 malfunzionamento delle cellule, e sappiamo che esiste un gran

 numero di malattie collegate a questo tipo di problema, come ad

esempio i disturbi del sistema neurovegetativo o quelli legati

 all’invecchiamento». L’utilizzo dell’E211 è approvato dalle autorità,

 ma la Food Standards Agency (Fsa) britannica ha già fatto sapere che

 avvierà nuove indagini per verificare i suoi effetti nel lungo periodo.

Alessandra Carboni

Corriere della Sera

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