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COMPOSIZIONE CHIMICO-BROMATOLOGICA

E SIGNIFICATO NUTRIZIONALE

DI   FUORIPASTO DA FORNO DOLCI

 

La definizione analitica della composizione chimico-bromatologica di un prodotto alimentare di

derivazione industriale, rappresenta certamente una problematica di particolare complessità se si tiene

conto della possibile influenza esercitata sui diversi componenti presenti nel prodotto dai processi

tecnologici di trasformazione, sia prima della loro incorporazione nell'alimento, sia nelle successive

fasi operative di preparazione del prodotto finito. A tale stato di cose deve ancora sommarsi la

possibilità della presenza in un alimento di sostanze xenobiotiche di diversa origine, sia accidentale che

volontariamente aggiunte.

La moderna chimica degli alimenti, attraverso una più avanzata impostazione di indagine sistematica

che comprende l'intervento di nuove tecniche analitiche strumentali sempre più sofisticate ed

automatizzate e, cioè, una più elevata sensibilità di lavoro e precisa riproducibilità di valori, tende

appunto non soltanto ad una conoscenza sempre più dettagliata ed approfondita dei diversi componenti

presenti in un alimento, ma anche all'accertamento delle eventuali modificazioni indotte su di essi dai

processi di produzione e utilizzazione, nonché alla determinazione di eventuali sostanze estranee.

Sulla base di queste brevi considerazioni e tenuto conto della necessità di un sempre più stretto legame

tra impostazione produttiva industriale avanzata e consumi alimentari per cui ogni elaborazione

tecnologica deve necessariamente essere subordinata ai requisiti più propriamente bionutrizionali

dell'alimento finito è stato impostato uno studio al fine di stabilire la composizione chimica di vari

fuoripasto da forno dolci e di valutarne il relativo significato nutrizionale.

A) Composizione chimico-bromatologica

L'indagine è stata condotta su una serie di campioni che si riferiscono a tre diversi tipi merceologici di

fuoripasto da forno dolci ("tipo pan di Spagna"; "tipo brioche" e "tipo pasta frolla") che rappresentano

circa il 75% del mercato nazionale di tale genere di produzione.

Nella tabella n. 1 viene indicata la composizione chimico-bromatologica dei diversi tipi di fuoripasto

oggetto di studio.

Si è quindi proceduto, mediante l'impiego delle più moderne e aggiornate metodologie analitiche

(Aminoacid Analyzer; HRGC; HPLC; AAS), allo studio delle diverse classi di nutrienti costituenti

ciascun prodotto.

a) Componente proteica

Inizialmente è stato determinato il contenuto in proteine totali dei diversi prodotti e, quindi, è stata

condotta, mediante Aminoacid Analyzer 3 A 30 /C. Erba, una indagine atta a conoscere

qualiquantitativamente il loro quadro aminoacidico.

Dall'esame dei valori indicati in tabella 1 si può osservare come il contenuto di proteine totali si aggiri

mediamente intorno al 5-6% per la maggior parte dei diversi tipi di prodotti oggetto di analisi; valori

più elevati - intorno all'8% - si sono riscontrati per campioni del «tipo brioche», mentre un contenuto

intorno al 12% è stato accertato per campioni del «tipo pan di Spagna» con aggiunta di latte e proteine

di latte.

Nella tabella 2 viene riportato il quadro degli aminoacidi essenziali accertato per i diversi campioni

oggetto di sperimentazione, nonché il loro contenuto espresso in g/l00g di proteine.

Dai dati relativi alla composizione in aminoacidi essenziali, si può notare come per la maggior parte dei

campioni essa appaia notevolmente più equilibrata rispetto, ad esempio, a quella del pane. In

particolare sono stati riscontrati valori di lisina (l'aminoacido essenziale che risulta limitante per le

proteine del frumento) nell'intervallo 2.1-4.3 lOOg di proteine: valore mediamente più elevato di quello

riportato in letteratura per il pane (circa 2). Analoghe considerazioni possono essere fatte per altri

aminoacidi essenziali, quali gli aminoacidi solforati (metionina + cistina) ed il triptofano.

L'analisi della componente proteica consente, pertanto, di rilevare come nei diversi tipi di prodotti in

esame l'utilizzazione di ingredienti con proteine di elevato valore biologico (uova e latte) abbia l'effetto

di migliorare la «qualità» delle proteine dei cereali, integrando le loro carenze in alcuni aminoacidi

essenziali.

 

b) Componente lipidica

La funzione delle sostanze grasse nei prodotti dolciari da forno è, oltreché nutrizionale, strutturale.

Infatti per la buona riuscita tecnologica del prodotto è importante che il grasso abbia buone proprietà di

supporto alla struttura amilaceo-proteica.

Nei prodotti di minor pregio, diversi dai tipi di fuoripasto in questione, questa necessità reologica è

soddisfatta da grassi animali ad alto punto di fusione, come il sego, che tuttavia presenta aspetti

nutrizionali poco consoni, soprattutto nell'alimentazione infantile.

Di qui la necessità di ricorrere a formulazioni lipidiche relativamente complesse che incontrino sia la

domanda nutrizionale che reologica del prodotto e, talvolta, la necessità di ricorrere a semplici

trasformazioni tecnologiche capaci di modificare la consistenza lasciando intatto l'aspetto nutrizionale

che è legato soprattutto alla composizione in acidi grassi e ad alcuni componenti minori ad elevato

significato biologico.

Per ciascun tipo di prodotto oggetto di studio è stato determinato il contenuto in sostanza grassa e

quindi è stata eseguita, mediante l'impiego della gascromatografia ad alta risoluzione (HRGC), l'analisi

sia della frazione gliceridica (composizione % in acidi grassi), sia di quella sterolica (contenuto e

composizione % in steroli).

In merito al contenuto in sostanza grassa dall'esame dei valori riportati nella tabella 1 si può osservare

che esso varia notevolmente - da un minimo del 9% ca. ad un massimo del 21% - secondo il tipo di

prodotto preso in esame. In particolare, si può notare come il contenuto più elevato (21.0%) si sia

riscontrato per il «tipo pan di Spagna» con aggiunta di latte e burro (Camp. B), mentre per il medesimo

tipo di prodotto senza aggiunta di latte e burro si è avuto un valore del 9% ca. e per prodotti analoghi

intorno all'11% ca. Per i tipi «brioche» e «pasta frolla» sono stati accertati contenuti intorno al 17%.

L'analisi della composizione in acidi grassi della componente lipidica dei campioni oggetto di studio è

stata eseguita mediante HRGC sugli esteri metilici degli acidi grassi, preparati per trattamento della

sostanza grassa con metanolo-acido cloridrico, in fiala chiusa, a 100¡C ed utilizzando una colonna

capillare in silice fusa (Fused Silica Capillary- SPTM-2380; 30m).

Nella tabella 3 viene indicata per ciascun tipo di prodotto oggetto di studio la composizione acidica,

prospettata, in particolare, come sommatoria degli acidi grassi saturi (da C4:0 a C22:0, con particolare

richiamo al contenuto in Cl6:0), cismonoinsaturi (con particolare richiamo al contenuto in Cl8:2) e

trans-insaturi.

I dati analitici riportati in tabella rappresentano un obiettivo criterio di riferimento per una valutazione

del significato bio-nutrizionale da attribuire al nutriente lipidico di ciascun campione, sia se considerati

individualmente che coordinati tra di loro in modo opportuno.

L'analisi della frazione sterolica dei campioni in esame è stata eseguita mediante HRGC, adottando per

la determinazione del contenuto totale in steroli il metodo N.G.D. C72 (1989) (1), mentre per l'analisi

della composizione % dei singoli steroli è stato seguito il metodo N.G.D. C71 (1989) (2).

Nella tabella 4 vengono riportati i dati inerenti al contenuto di steroli totali, espresso in mg/l00g di

sostanza grassa, nonché la relativa composizione % dei singoli steroli.

E opportuno sottolineare che i diversi valori indicati sono stati calcolati in riferimento soltanto al

colesterolo ed ai fitosteroli più rappresentati e significativi.

In merito alla composizione in acidi grassi della componente gliceridica, si può osservare come per la

maggior parte dei campioni oggetto di analisi si riscontri, a livello degli acidi grassi saturi, una forte

prevalenza di acidi a 16 e 18 atomi di C, mentre soltanto per un campione del «tipo di pan di Spagna»

(Camp. D) si ha un valore elevato (28% ca.) di acidi saturi < Cl6:0 (di cui il 18% ca. è rappresentato da

Cl2/o).

Questa classe di costituenti è attribuibile fondamentalmente al burro ed ai grassi vegetali (soprattutto

palma e cocco) utilizzati. La presenza del grasso di latte è anche evidenziata dagli acidi grassi a corta

catena (inferiori a Cl2/o ed in particolare dal C4.

Da burro e grassi idrogenati proviene anche la limitata quantità riscontrata di acidi grassi «trans».

Infatti, gli acidi grassi «trans» sono presenti naturalmente nel grasso di latte in piccole percentuali ed in

quantità più elevate in grassi sottoposti a particolari trattamenti tecnologici (es. idrogenati).

Si deve, peraltro, sottolineare come alla presenza degli acidi grassi saturi si accompagni, in quantità

generalmente equivalenti, quella di acidi grassi «cis» insaturi. Fra questi la quota maggiore è

rappresentata dagli acidi monoinsaturi (prevalentemente acido oleico, dal 22 al 40% ca.), mentre gli

acidi polinsaturi (soprattutto acido linoleico, dal 9 al 15% ca.) sono presenti in quantità

nutrizionalmente significativa, comparabile al contenuto che mediamente si riscontra in un olio di

oliva.

Per quanto concerne la composizione della frazione sterolica, dall'esame dei dati analitici riportati in

tabella 4 è possibile notare come il contenuto in fitosteroli (B-sitosterolo, stigmasterolo e campesterolo)

risulti nettamente superiore al tenore in colesterolo, presente in quantità del tutto modeste e attribuibile

essenzialmente alla presenza di uova e grasso di latte.

Infine, in merito alla composizione in acidi grassi, se si pongono a confronto i risultati ottenuti

nell'analisi della componente lipidica dei campioni oggetto di studio con quelli riportati in un lavoro

apparso recentemente in letteratura (3) per prodotti similari, si può osservare, in generale, quanto

segue:

-il contenuto totale% in acidi grassi saturi accertato per i prodotti presi in esame (min 45% ca.; max

62% ca.; media 50% ca.) risulta nettamente inferiore a quello indicato in bibliografia che raggiunge

valori anche superiori all'80%, con una media intorno al 67%;

-il contenuto totale % in acidi cis-monoinsaturi (particolarmente acido oleico) risulta più elevato per i

campioni oggetto di studio (mediamente intorno al 35%) rispetto a quello riportato in letteratura (in

media intorno al 20%).

Analoghe considerazioni possono essere fatte per il contenuto in acidi cis-polinsaturi (particolarmente

acido linoleico).

Infatti, mentre il contenuto % medio in acidi polinsaturi risulta per i campioni oggetto di

sperimentazione intorno al 12%, per i campioni riportati in letteratura il medesimo valore è circa la

metà;

-il contenuto totale % medio in acidi trans-insaturi risulta inferiore nei campioni presi in considerazione

(valore medio intorno al 2%) rispetto a quello riscontrato sui campioni indicati in bibliografia (valore

medio intorno al 4%).

Nel complesso si può pertanto affermare che l'esame analitico della componente lipidica dei diversi tipi

di fuoripasto da forno dolci presi in considerazione ha consentito di stabilire come, sotto l'aspetto

tecnologico e chimico-bromatologico, i prodotti esaminati rivelino un notevole sforzo formulativo, con

la presenza sostanziale di sostanze grasse vegetali e, in alcuni casi, di burro, che sta a dimostrare la

tendenza di tale settore produttivo ad un criterio direttivo sempre più tecnologicamente avanzato che

tiene conto, oltre che della reologia dei prodotti, anche della loro valenza nutrizionale.

 

c) Componente glucidica

L'analisi della componente glucidica è stata condotta al fine di accertare il contenuto in glucidi semplici

totali (zuccheri riduttori e zuccheri facilmente invertibili, ossia saccarosio) e quella in glucidi complessi

(amidi).

L'esame dei risultati riscontrati e riportati in tabella 1, pone in evidenza come una rilevante quota di

carboidrati presenti nei prodotti in questione sia rappresentata dall'amido (min 25% ca.; max 40% ca.;

media 29% ca.) che è il più importante polissacaride a lento assorbimento la cui molecola viene scissa

nell'apparato digerente in maltosio e glucosio, ed è utilizzato da tutti i tessuti.

Tra gli zuccheri semplici risulta significativa la presenza di lattosio.

d) Componente minerale

Per ciascun prodotto oggetto di studio è stato determinato il contenuto in ceneri attraverso

carbonizzazione a fiamma diretta e successivo incenerimento in muffola a 550¡C.

La determinazione del Ca e degli oligoelementi Cu, Fe, Zn, Mn e Pb è stata effettuata mediante

Spettrofotometro ad Assorbimento Atomico «Instrumentation Laboratory» mod. 951 in configurazione

fiamma Aria/Acetilene.

Nella tabella 1 e nella tabella 5 vengono indicati rispettivamente i valori del contenuto in ceneri e quelli

in Ca ed in oligoelementi (Cu, Fe, Zn, Mn e Pb) come media dei valori ottenuti ed espressi in ppm -

riscontrati nell'analisi dei campioni oggetto di sperimentazione.

 

e) Additivi

Molte sostanze possono essere incorporate negli alimenti per scopi funzionali e vengono incluse nella

denominazione di additivi alimentari.

Gli additivi che possono riscontrarsi più frequentemente nei prodotti del tipo in questione sono i monodigliceridi

degli acidi grassi alimentari (E471), gli esteri dei mono-digliceridi degli acidi grassi

alimentari (E472) e la lecitina (E322). Si tratta di sostanze presenti in natura e dotate di un elevato

grado di sicurezza d'uso: la DGA ("dose giornaliera massima accettabile" stabilita dagli esperti della

FAO-OMS) risulta infatti illimitata. Questi additivi sono autorizzati anche per altri prodotti, quali i

grassi, e pertanto si possono ritrovare anche in alimenti diversi che utilizzano ingredienti per i quali essi

sono consentiti (vedi pane speciale con aggiunta di grassi).

Le analisi hanno mirato alla determinazione mediante metodica G C che prevede una digestione

enzimatica preliminare allo scopo di liberare gli MG e DG legati ad alcuni componenti della matrice

alimentare - dell'E471, sia sui quattro campioni di prodotti da forno nella cui etichetta era dichiarata

l'aggiunta di questo additivo (Camp. A, B, D, E), sia sugli altri campioni senza aggiunta.

Nei prodotti preparati con E471 si sono rilevati valori compresi tra 0.53 e 1.14%, che rientrano nei

limiti stabiliti dalle normative vigenti in merito (tabella 6). Per i prodotti preparati senza l'aggiunta di

E471 è stato riscontrato un contenuto di MG e di DG lievemente superiore alle quantità solitamente

ritrovate in natura negli ingredienti utilizzati (farina e uova), probabilmente a causa della presenza di

emulsionanti di questo tipo (nella margarina) impiegata quale matrice lipidica.

 

B) Valutazione nutrizionale

I dati sulla composizione dei tipi più diffusi e consumati di fuoripasto da forno dolci («pasta frolla»

«pan di Spagna» e «brioches») mostrano che gli apporti in principi nutritivi e in energia valutati

unitariamente sono piuttosto contenuti considerando lo scarso peso della porzione (compreso tra i 30 e i

42 grammi ) (tabella 7).

Si tratta di apporti nutrizionali tipicamente corrispondenti ad uno spuntino cioè ad un pasto molto

leggero da consumarsi nell'intervallo fra i pasti principali. Infatti con una merendina si copre dal 5 al

10% della quantità raccomandata di energia per ragazzi e ragazze e dal 4 all'8% di quella raccomandata

per l'uomo e la donna adulti a seconda del rispettivo tipo di merendina consumata (tabella 8).

Il consumo di tali fuoripasto risulta perciò adatto a certi momenti della giornata nei quali, per il calo

glicemico conseguente alla distanza del pasto, si sente la necessità di rifornire l'organismo di energia

prontamente disponibile, ma in quantità limitata e tale da non appesantire l'apparato gastro-intestinale

così come nel caso di bambini e ragazzi che vogliono continuare a svolgere tranquillamente ed

efficacemente la propria attività lavorativa o di studio.

D'altra parte va sottolineato il fatto che l'abitudine a distribuire in più pasti l'alimentazione della

giornata si è rivelata in grado di ridurre l'intolleranza ai glucidi e ai lipidi (fino a determinare tassi

glicemici e colesterolemici più bassi) e di far diminuire l'indice di adiposità rispetto a diete ipocaloriche

concentrate in pochissimi pasti.

Ciò si è visto sia in esperimenti su animali da laboratorio (ratti cosidetti meal eaters in confronto a ratti

nibblers) (4 5) che in indagini ed esperimenti sull'uomo (6, 7, 8). E' possibile che la ragione dell'effetto

iperlipidemico riscontrato nei mangiatori a pasto sia da ricondurre ad un aumento della lipogenesi nel

caso dei pasti concentrati, anche se l'esatto meccanismo biochimico e i fattori fisiologico-nutrizionali

che lo regolano non sono stati chiaramente definiti (9- 11).

Per quanto riguarda la «qualità» nutrizionale dei fuoripasto, una prima considerazione che si può fare è

quella relativa alla ripartizione dell'energia fra proteine, grassi e carboidrati contenuti. I dati ricavati

dalla composizione chimica analizzata mostrano una distribuzione abbastanza equilibrata fra i tre

principi alimentari energetici. In particolare l'energia da grassi, che rappresenta un aspetto di notevole

importanza nell'attuale situazione di sovraconsumo della popolazione generale e perciò nella

prevenzione delle malattie cardiovascolari, è appena di poco al di sopra del 30% considerato una quota

adeguata (tabella 9).

Circa la «qualità» dei grassi globalmente presenti, i dati dimostrano che gli acidi grassi saturi

costituiscono il 50% circa del totale, la restante quota essendo rappresentata dai monoinsaturi (35%

circa) e dai polinsaturi (15% circa). L'elevata percentuale di acidi grassi monoinsaturi (soprattutto acido

oleico), che come hanno dimostrato recenti lavori sull'argomento, non vanno considerati inerti nei

riguardi della colesterolemia, ma efficaci al pari dei polinsaturi, sembrano in grado di controbilanciare

la presenza degli acidi grassi saturi nella regolazione della colesterolemia (12, 13). Tanto più che fra gli

acidi grassi saturi circa il 20% è costituita dall'acido stearico che, per la possibilità di trasformarsi a

livello epatico nel derivato monoinsaturo corrispondente (cioè l'acido oleico), non è

ipercolesterolemizzante o aterogeno (14).

In ogni caso, se si considera che la quantità di acidi grassi saturi non dovrebbe superare il 10%

dell'energia totale della dieta globalmente consumata e che per ragazzi fra i 7-15 anni la quota

energetica giornaliera della razione alimentare varia tra le 2000-2700 calorie per i maschi (con un

aumento progressivo con l'età) e le 1800-2200 calorie per le femmine, si può facilmente calcolare che i

ragazzi non dovrebbero introdurre giornalmente e complessivamente più di 22- 30 grammi di grassi

saturi mentre le ragazze non più di 20- 25 g . Il consumo di 1 merendina del peso medio di 30 grammi ,

anche prendendo in esame quelle a più elevato tenore lipidico, non apporta più 3,5- 4 g di grassi saturi.

La quantità di acidi grassi nella forma «trans» è minima e dovuta all'impiego di margarina e altri grassi

selezionati fra quelli a più basso contenuto. Tale quantità (meno del 3%) non desta preoccupazioni sul

piano della salute, in quanto, come hanno mostrato diverse ricerche sperimentali, i «trans», a parte la

perdita dell'essenzialità, non hanno effetti negativi sulla longevità, performance riproduttiva e

accrescimento (15).

Per quanto riguarda infine il significato nutrizionale del contenuto di altri componenti energetici

(carboidrati e proteine) si può notare che mentre la quota di energia da carboidrati è in linea con la

distribuzione di energia raccomandata (58%), il rapporto fra carboidrati semplici e complessi appare

spostato verso i primi, in particolare per tipi di merendine più dolci (pan di Spagna). La quota di

energia da proteine risulta al di sotto delle raccomandazioni (12%) mentre le percentuali di copertura

dei livelli giornalieri raccomandati sono intorno al 3-5%. Scarso è l'apporto di calcio, mentre non

trascurabile risulta quello di ferro, ove si consideri che si avvicina alla quota di energia apportata

(tabella 10).

E' evidente che del valore nutrizionale di tali fuori pasto dolci in termine di energia e di nutrienti

contenuti e apportati all'organismo occorre tener conto al fine di inserire tali consumi in una

alimentazione giornaliera equilibrata e corretta senza pregiudizi o demonizzazioni che portino ad

esclusioni immotivate ed in ultima analisi ad una alimentazione più monotona o comunque meno

variata, contrariamente alla regola fondamentale per una sana alimentazione che è quella di variare le

scelte alimentari (16, 17).