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La
legislazione italiana sui prodotti fitosanitari deve coincidere con
quella dell’ Unione Europea altrimenti la Commissione Ue aprirà una
procedura di infrazione contro il nostro Paese. A lanciare l’allarme
sono stati l’on. Francesco Fiori, vice presidente del Parlamento
europeo e Mart Spitters, responsabile delle questioni giuridiche della
Direzione sanità e protezione consumatori della Commissione Ue, in
occasione dell’incontro-dibattito sul tema”Legislazione dei prodotti
fitosanitari: attuali problematiche in Italia” che si è tenuto alla
Sala congressi di Baselga di Pinè (Tn) nell’ambito delle “Giornate
fitopatologiche”.
Per Francesco Fiori “è molto alto” il rischio di uno scontro con
Bruxelles sulla legislazione in materia di prodotti fitosanitari. E
Spitters ha confermato l’emergenza ed ha sottolineato il nodo cruciale
."Il Dpr 290 del 2001, che regola la materia, prevede una normativa
non armonizzata a livello europeo. Per l’emanazione di qualsiasi
tecnica, che implica l’interesse di altri paesi membri
dell’Unione", ha spiegato Spitters, "bisogna riferire alla
Commissione, procedura che il Governo italiano non ha seguito".
Il Dpr 290 aveva l’obiettivo di semplificare e unificare procedure.
"Ma più lo studiamo in dettaglio e più vengono fuori dei
problemi", ha detto Pasquale Mainolfi, della Direzione generale
della qualità dei prodotti agroalimentari della tutela del consumatore
del Ministero Politiche Agricole. I problemi sul Dpr sono innanzitutto
di applicazione: sono troppi i punti di contrapposizione con la
normativa Comunitaria e molti i vuoti legislativi. Tanto che, ha
concluso Mainolfi, "stiamo lavorando con il Ministero della Sanità
per cambiare la normativa".
Mart Spitters vede con sospetto uno degli articoli del Dpr 290, l’art.
38, dato che certi prodotti fitosanitari soggetti a revisione
nell’ambito della Comunità possono essere esentati in Italia da
qualsiasi autorizzazione per l’impiego nell’agricoltura biologica.
Anche i produttori biologici sono d’accordo sulla modifica e chiedono
la registrazione dei prodotti utilizzati in agricoltura biologica.
Ambiente, maggiore qualità dei prodotti e normative anche stringenti e
chiare, sono i tre aspetti che porteranno l’industria dei fitosanitari
a cancellare la diffidenza per la chimica. "Il mondo vive di
chimica, ma ne ha paura - sottolinea Giorgio Basile, presidente di
Agrofarma -. Ma non possiamo fare a meno della chimica e dobbiamo
impegnarci per dissolvere ogni timore nei consumatori e ci impegneremo,
in ogni sede, per trasmettere questo messaggio. I fitofarmaci sono
indispensabili, ma devono essere prodotti sicuri. La disciplina deve
essere chiara e anche stringente su base tecnica scientifica, e non
politica. E poi sono necessari controlli". Della stessa opinione
anche l’on. Francesco Fiori: “Il modo di affrontare il mercato unico
è quello di rendersi conto che senza la chimica e senza l’aiuto degli
altri metodi di produzione non avremmo la qualità della produzione
nell’agroalimentare che abbiamo adesso”. Senza queste condizioni non
sarà possibile operare.
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