POLLO e TACCHINO . Carne bianca : i valori nutrizionali del Pollo e del
Tacchino .
Grassi , glucidi e lipidi nelle carni bianche : Pollo e Tacchino .
Benefici salutistici delle carni bianche .
Come cucinare il pollo?


Recenti ricerche demoscopiche hanno confermato che il consumatore italiano
preferisce le carni
avicole perché meno grasse, e più gustose, genuine, sane, apprezzandone
inoltre la convenienza
economica e la versatilità in cucina. Per gradimento la carne di pollo sta
al primo posto assoluto in
graduatoria.
Il successo delle carni di pollo e di tacchino, testimoniato dall'impetuosa
crescita dei loro consumi
pro-capite, sempre più vicini a quelli delle carni bovine e suine, é dovuto
anche alla più diffusa
consapevolezza dei loro molteplici pregi, veri cardini di un'alimentazione
equilibrata. In altri
termini, gli italiani hanno ormai compreso quel che la scienza
dell'alimentazione afferma da anni:
l'assoluta eccellenza di queste carni sul piano nutrizionale e dietetico,
così facendo giustizia
dell'antico pregiudizio secondo cui solo la carne bovina, dal vivo colore
rosso, sarebbe vera carne,
cioè dotata delle debite quantità di proteine.
In realtà, il rosso vivo si deve solo ad un pigmento contenente ferro, che,
combinandosi con
l'ossigeno, accentua la colorazione. Ma ciò non significa che le carni
bianche, come le avicole, non
contengano ferro: in diversi casi (tacchino e coscia di pollo) il ferro può
essere presente in quantità
pari o addirittura superiori a quelle carni bovine. Lo stesso può dirsi
spesso per il contenuto in
proteine, egualmente ricche di aminoacidi essenziali. Ma c'è di più: le
carni di pollo e di tacchino
sono tra le più magre in assoluto. I loro grassi presentano un alto grado
d'insaturazione. Presentano
buone quantità sia di sali minerali (zinco, ferro e potassio), sia di
vitamine (B2, B12 e niacina) e
scarsa quantità di sodio. Infine sono più tenere e digeribili di ogni altra
carne.
Per tutte queste ragioni, i nutrizionisti consigliano il ricorso più largo
possibile alle carni di pollo e
di tacchino, perché non hanno controindicazioni di alcun genere per nessuna
classe di età; anzi,
sono particolarmente raccomandate per i ragazzi, gli sportivi e gli anziani.
Col presente dossier ci
proponiamo di soddisfare un largo desiderio d'informazione su tutto quanto
concerne le
caratteristiche e le doti particolari di queste preziose categorie di carni.
Il ruolo della carne nell'alimentazione umana
La carne è uno degli alimenti più importanti in assoluto per la completezza
dell'alimentazione
dell'uomo. Il suo ruolo nutrizionale è legato:
- all'apporto di notevoli quantità di proteine di alto valore biologico,
cioè tali da contenere in buone
quantità e in proporzioni bilanciate tutti gli aminoacidi indispensabili
alla formazione,
all'accrescimento e al mantenimento del nostro organismo, che in genere sono
presenti in
quantitativi insufficienti nelle proteine vegetali;
- all'apporto di buone quantità di vitamine del gruppo B: in particolare B1,
B2, niacina, piridossina,
acido pantotenico e B12;
- all'apporto di minerali critici, quali il ferro e lo zinco, presenti
entrambi in una forma ad alta
biodisponibilità, oltre che di altri minerali importanti quali il potassio,
il selenio e il rame.
Inoltre la carne, soprattutto in quelle varietà magre che oggi rappresentano
la grande maggioranza
dell'offerta, fornisce quantità limitate di energia: fatto, questo,
positivo, alla luce degli attuali
problemi di sovraconsumo calorico esistenti nella società moderna.
In conclusione, includere nella dieta abituale una porzione di carne è di
grande importanza per
l'equilibrio e la completezza dell'alimentazione. E questo è valido
indipendentemente dal tipo di
carne prescelto: infatti, al contrario di quanto per anni erroneamente
ritenuto da tanti consumatori,
le carni diverse da quella bovina vantano gli stessi pregi e valori
nutritivi del vitello e del vitellone,
con in più, per alcune di esse, certi aspetti particolarmente favorevoli.
I plus di pollo e tacchino: Tante proteine e pochi grassi
Per quanto riguarda il grande settore delle carni avicole -con particolare
riferimento a quelle più
consumate, ossia a quelle di pollo e di tacchino- occorre sottolineare, al
di là dei dati analitici puri e
semplici, alcuni aspetti nutrizionalmente molto significativi.
Il primo riguarda l'apporto proteico. L'indice chimico delle proteine delle
carni avicole è pari a
quello delle altre carni. Però le carni avicole hanno in più la
caratteristica di presentare contenuti
particolarmente elevati in lisina, che è l'aminoacido limitante dei cereali:
i relativi vantaggi per
un'alimentazione che, come la nostra, include largamente pane e pasta, sono
intuibili. Inoltre non è
da trascurare il fatto che il bisogno di lisina è molto più elevato durante
l'accrescimento (da 2,5
volte nei bambini a 3,5 volte negli adolescenti), rispetto all'adulto.
Anche il contenuto in aminoacidi ramificati (aspetto cui oggi si attribuisce
notevole importanza per
il metabolismo muscolare) è superiore a quello delle altre carni.
Per quanto concerne i grassi, va sottolineato ch'essi sono concentrati
soprattutto nella pelle, la quale
per altro è facile da eliminare ed è presente in commercio soltanto
nell'animale acquistato intero.
La qualità dei grassi delle carni avicole è particolarmente interessante
perché il loro profilo in acidi
grassi è caratterizzato da un notevole livello d'insaturazione, al contrario
di quanto si riscontra nelle
carni di animali ruminanti (bovini, ovini). Il rapporto P/S (acidi grassi
polinsaturi/ acidi grassi
saturi) è, infatti, di 0,45 nei lipidi del pollo e di 1,33 in quelli del
tacchino. Invece, lo stesso rapporto
é, ad esempio, di 0,1 nel bovino, 0,05 nel burro, 0,54 nell'olio di oliva,
3,35 nell'olio di mais. Il
significato nutrizionale di queste caratteristiche va valutato rammentando
che il rapporto P/S nella
razione globale dovrebbe avvicinarsi il più possibile all'unità.
Non ci sono problemi per quanto riguarda il contenuto in colesterolo, che
risulta in linea con quello
della maggior parte degli altri tipi di carne e comunque al di sotto dei 100
mg per 100 g di parte
edibile.
Ebbene, proprio i citati aspetti favorevoli della composizione dei grassi
delle carni avicole sono alla
base della loro inclusione nella totalità delle direttive alimentari diffuse
nel mondo dalle più diverse
Organizzazioni scientifiche preposte alla tutela della salute, come tipo di
carne da preferirsi per
comporre un'alimentazione in grado di prevenire quelle malattie di tipo
degenerativo-cronico che
sono così diffuse nella società moderna, e che sono legate anche ad errori e
squilibri alimentari.
I contenuti in ferro e zinco, minerali critici nell'alimentazione umana,
sono di buon livello, e lo
stesso si può dire per quelli delle vitamine di cui la carne è buona fonte.
Una segnalazione
particolare merita l'elevato apporto di niacina.
Questa panoramica sul valore nutritivo delle carni avicole sarebbe, però,
incompleta se non si
accennasse anche a certi altri aspetti che, pur non essendo propriamente
nutrizionali, concorrono
egualmente a determinare sul piano pratico il valore alimentare di un cibo:
sapore, digeribilità ed
accettabilità.
Sotto questi profili, le carni avicole vantano caratteristiche di notevole
valore, quale ad esempio una
spiccata tenerezza, che dipende sia da un diametro medio delle fibre
muscolari inferiore a quello
presente in altri animali (in media 47,6 micron contro i 73,3 dei bovini e i
90,9 dei suini), sia da un
rapporto favorevole fra proteine miofibrillari e proteine stromatiche
(soprattutto collagene, molto
scarso nelle carni avicole).
Maggior tenerezza significa maggior succosità e miglior masticabilità, tutte
doti che aumentano il
gusto di queste carni rendendole adatte all'alimentazione di tutti.
Alcuni altri volatili da carne
Le caratteristiche nutritive del pollo e del tacchino, che rappresentano i
tipi di carne avicola più
largamente consumati nel nostro Paese, sono state ampiamente descritte in
precedenza. Però il
settore di queste carni non si esaurisce solo con queste due categorie: sarà
perciò interessante
esaminare rapidamente alcune particolarità relative ad altri volatili da
carne.
ANATRA. La sua carne, assai prelibata, è molto tenera e particolarmente
adatta per l'arrosto. È oggi
molto meno grassa di un tempo (dal 20% di grassi è scesa all'8% circa), ma
pur sempre più grassa
del pollo e del tacchino.
FARAONA. È originaria dell'Africa. Pesa circa un chilogrammo. La sua carne,
di colore un po'
scuro, ricorda quella del fagiano: è bene farle subire una leggera
frollatura. Assai elevato é il suo
contenuto in proteine e in vitamine B1, B2, B6 e PP. La percentuale in
grassi è molto bassa, perciò
anche il suo valore calorico è contenuto.
OCA. Il suo contenuto in grassi è piuttosto elevato, il che ne innalza il
valore calorico. Rilevante il
contenuto in vitamina A.
PICCIONE. Va consumato l'animale giovane, perché presenta carni più tenere e
saporite. Il
contenuto proteico è elevato e quello in grassi piuttosto basso. Discreto,
inoltre, il tenore in ferro e
vitamine del gruppo B.
FAGIANO. La carne di fagiano, una volta frollata, è molto tenera; contiene
il 24% di proteine e il
5% circa di grassi: risulta perciò piuttosto magra e fornisce circa 145
calorie ogni 100 grammi di
parte edibile.
QUAGLIA. Oggi proviene per lo più da allevamenti. La sua carne non richiede
frollatura; si
distingue per l'elevato contenuto in proteine e il ridotto tenore in grasso,
e fornisce un apporto
calorico ridotto.
I pregi nutrizionali dei prodotti avicoli trasformati
Da un po' di tempo le carni avicole vengono utilizzate anche direttamente
dall'industria produttiva
per preparare una serie di prodotti già pronti da cuocere o addirittura già
cotti e pronti per il
consumo.
La varietà di prodotti a base di carni avicole così ottenuta è notevole, e
permette di soddisfare sia le
esigenze di gusto diverse, sia la richiesta di base d'una maggior facilità e
rapidità di preparazione
casalinga.
Sul piano nutrizionale, questa gamma di prodotti rappresenta una valida
alternativa rispetto alla
tradizionale offerta di carni avicole, perché da un lato incoraggia il
consumo di carne -e soprattutto
di questo tipo di carne- e dall'altro fornisce tutti gli elementi
informativi utili per inserire
sapientemente i prodotti stessi in una razione alimentare giornaliera
adeguata alle singole esigenze
nutrizionali ed equilibrata nei suoi apporti nutritivi. Infatti, sulle
confezioni sono riportati sia il
valore energetico complessivo, sia la distribuzione fra contenuti in
proteine, carboidrati e grassi, il
che permette, con un semplice conteggio, di rispettare agevolmente anche
piani dietetici precisi e
prefissati.
Si va da ricette semplici, in cui le carni avicole costituiscono l'unico
ingrediente delle porzioni, fino
a ricette più complesse, nelle quali oltre al pollo e al tacchino compaiono
come ingredienti anche
altri prodotti carnei (il maiale), prodotti lattiero-caseari (formaggi,
latte in polvere) e prodotti
vegetali (pangrattato, patate, spinaci, peperoni, spezie).
Il valore energetico di tali porzioni è sempre piuttosto contenuto. Si va
dalle 120Kcal/100g per gli
hamburger di tacchino (un valore molto più basso di quello dei tradizionali
hamburger bovini, pari a
220Kcal/100g) alle 150Kcal circa per gli spiedini e i filetti di pollo, alle
200Kcal circa per i
bocconcini di pollo, per il "Cordon Bleu" (fesa di tacchino o petto di pollo
con prosciutto e
formaggio o altri ripieni) e per le salsicce di tacchino e suino, arrivando
infine alle circa 250 Kcal
per i "rostini" (tacchino, pancetta e rosmarino), alle circa 220 Kcal per le
cotolette di pollo e alle
circa 240 Kcal per quelle di tacchino.
Anche la quantità di grassi varia molto, e può andare da un minimo del 5%
per gli hamburger ad un
massimo del 20% per le ricette più elaborate, come gli involtini di tacchino
e le cotolette di pollo e
tacchino con spinaci.
Vanno poi ricordati i Würstel di pollo e tacchino e gli affettati e gli
insaccati (ad esempio la fesa di
tacchino al forno e la galantina di pollo).
L'apporto in proteine, caratteristico di tale gruppo di alimenti, rimane
sempre e comunque garantito
in tutte queste preparazioni -accanto a quello degli altri princìpi
nutritivi tipici della carne, quali
ferro, zinco, vitamine del gruppo B- proprio dalla presenza prevalente delle
carni avicole.
I prodotti in questione presentano inoltre il vantaggio di poter esser
preparati per il consumo
domestico in tempi assai brevi (5-8 minuti), come indicato sulle confezioni,
anche grazie alle
caratteristiche di tenerezza e succosità delle carni avicole che si
traducono in più facile digeribilità e
masticabilità.
Tutto ciò costituisce un vantaggio non solo sul piano della nutrizione in
generale, ma anche su
quello dell'ampliamento delle scelte alimentari, nonché di una più ricca
soddisfazione del gusto,
assicurata da questi prodotti di nuova generazione.
Il consumo di pollo e tacchino negli atleti di vertice
Si tramanda che nell'antica Grecia gli atleti che praticavano sport di
combattimento venissero nutriti
con enormi quantità di carni rosse, capaci, secondo le credenze dell'epoca,
non solo di rendere
l'atleta più forte e robusto, ma addirittura di renderlo più aggressivo.
Abbiamo voluto indagare il consumo di carni avicole (o carni bianche) in
gruppi di atleti di livello
nazionale praticanti diverse discipline sportive, per valutare l'importanza
ed il ruolo rivestito da
queste carni nell'ambito delle abitudini alimentari di atleti di vertice.
Tali atleti infatti, al di là delle
caratteristiche antropometriche spesso molto differenti dei diversi gruppi
(basti pensare quanto
siano distanti fra loro i ginnasti e i canottieri), hanno in comune un
programma di allenamento
quotidiano con impegno tra le 3 e le 6 ore giornaliere di attività fisica,
praticata con continuità e a
ritmo sostenuto. Durante tali allenamenti gli atleti dedicano una serie di
complesse ed articolate
esercitazioni all'incremento delle diverse qualità fisiche, senza mai
trascurare l'aumento della
potenza muscolare richiesta in tutte le discipline esaminate, anche se in
misura diversa a seconda
dei singoli sport.
Il gruppo esaminato comprendeva 60 atleti così suddivisi: 24 dell'hockey
ghiaccio, 20 del
canottaggio, 16 della ginnastica artistica.
Il primo gruppo è stato scelto in quanto l'hockey è uno sport di squadra,
gli atleti spesso vivono in
località di montagna e comunque si allenano sul ghiaccio, si selezionano al
vertice per le loro doti di
potenza e di velocità, e quindi devono tener conto di un ricambio metabolico
mirato a promuovere
un buon trofismo muscolare.
Più forti e potenti risultano i canottieri, che all'apice dei valori
agonistici promuovono atleti di
elevata statura, di ben adeguato peso corporeo, e soprattutto con armoniche
e ben sviluppate masse
muscolari. Questi atleti oltreché allenarsi con continuità e a ritmi molto
sostenuti per incrementare e
raggiungere un'elevata potenza aerobica, sostengono giornalmente il loro
patrimonio di forza con
allenamenti così detti di "potenziamento" in grado di favorire un massimo
tono -trofismo muscolare.
Insomma si tratta di veri e propri mastodonti, potenti e resistenti.
Il terzo gruppo, gli atleti della ginnatica artistica, hanno la
caratteristica comune di una statura non
particolarmente elevata, di un peso corporeo piuttosto contenuto e comunque
in armonia con la
statura, e di un'elevata dotazione muscolare più evidente e disegnata specie
agli arti superiori e al
tronco.
Anche questi atleti dedicano molta parte del loro allenamento ad
incrementare le doti di forza; tale
incremento avviene misurandosi con i grandi attrezzi utilizzando come carico
il proprio peso
corporeo, senza ricorrere all'allenamento con pesi, come avviene in molte
altre discipline sportive.
Tutti gli atleti, pur con caratteristiche antropometriche diverse, con
programmi di allenamento
fortemente differenziati fra loro, con gesti tecnici ancor più profondamente
differenziati, peculiari e
specifici di ognuna delle tre discipline esaminate, hanno bisogno di
sostenere le necessità
metaboliche del loro allenamento con ottimali apporti proteici.
Gli alimenti animali, e in particolare le carni, costituiscono la maggior
fonte di rifornimento di
proteine per gli atleti, dato lo stretto rapporto esistente fra l'apporto
proteico (negli atleti può
raggiungere valori intorno a 1,6 - 1,8 e talvolta 2 grammi per chilogrammo
di peso corporeo e per
giorno) e il tono-trofismo muscolare.
Le carni avicole, per la loro buona digeribilità, per il loro basso
contenuto in grassi saturi, per il loro
naturale apporto in ferro, meritano di esser tenute in grande considerazione
nelle abitudini
alimentari di questi atleti.
Infatti, proprio perché dotate di minor rischio aterogeno, a pieno titolo
possono far parte di razioni
alimentari ricche ed abbondanti, conservando ad esse quelle caratteristiche
di "prudenza" che viene
invocata come la più importante misura di prevenzione affidata alle
abitudini alimentari.
Dalla nostra indagine è risultato che gli atleti dell'hockey su ghiaccio
assumono carni avicole in
proporzione dell'87%, con frequenza da una (un solo atleta) a sette volte
alla settimana (ben cinque
atleti). Nel gruppo si ravvisa una lieve preferenza per il consumo di queste
carni nel pasto serale. Le
porzioni prescelte vanno da un minimo di 80g circa (un solo atleta) ad un
massimo di 250 g circa (2
atleti); la maggior parte degli atleti ne assume 150-200 g per porzione.
Nel gruppo del canottaggio la percentuale di atleti che sceglie come
pietanza le carni avicole è
elevatissima; in pratica, soltanto un atleta preferisce altre carni; tutto
il resto del gruppo assume
carni di pollame da una (un solo atleta) a sette volte alla settimana.
Anche nei canottieri c'è una lieve preferenza per il consumo di queste carni
a cena; le porzioni
vanno da un minimo di 120 g ad un massimo di 200g.
Negli atleti della ginnastica artistica il consumo di carni bianche è un po'
più limitato; un terzo circa
del gruppo dei ginnasti ne fa uso solo saltuariamente.
I consumatori abituali preferiscono il pollo dalle 2 alle 6 volte alla
settimana; le porzioni
mediamente non superano i 150g.
Riportiamo dati estrapolati da altre nostre indagini riguardanti un gruppo
di 15 atleti nazionali della
pallanuoto.
Il 93% di questo gruppo fa uso abituale di carni bianche, a partire da 2
fino ad un massimo di 5
volte alla settimana, con porzioni tra i 120 e i 180 grammi.
In conclusione, possiamo dire che negli sportivi di vertice, per lo meno
negli sport più evoluti in
cui l'informazione scientifica è divenuta patrimonio culturale, "il mito
della bistecca", così sostenuto
e diffuso fino alla metà degli anni '70, si è lentamente ma progressivamente
attenuato.
Gli atleti continuano a considerare le proteine della carne come la fonte
privilegiata di tali
indispensabili nutrienti, ma il diffuso consumo di carni bianche testimonia
dell'attenzione ch'essi
rivolgono all'assunzione di carni con elevato valore nutritivo, ma a
"prudente" contenuto in grassi e
dotate di ottima digeribilità.
È chiaro che gli sportivi di oggi sanno di potersi mantenere forti, potenti
ed "aggressivi" come gli
"olimpici" dell'antichità, alternando sapientemente le fonti proteiche e
facendo frequente ricorso alle
carni bianche.
Una produzione all'avanguardia in Europa
Il settore avicolo si è sempre dimostrato, a livello d'innovazione, come il
più vivace e dinamico
nell'ambito dell'intero comparto di produzioni di carni. In particolare,
esso si distingue per tre
importanti caratteristiche.
- il sistema di produzione adottato dalle sue aziende ad integrazione
verticale;
- la capacità di garantire e controllare la qualità dei prodotti lungo tutta
la filiera fino al consumo;
- la sua capacità di presentare una larga varietà di prodotti in grado di
soddisfare i nuovi bisogni sia
del consumatore, sia delle moderne forme di ristorazione turistica e
collettiva.
Queste tre caratteristiche interagiscono in sintesi virtuosa, assicurando ai
prodotti avicoli nazionali
una riconosciuta eccellenza assoluta a livello internazionale sul triplice
piano del primato
qualitativo, della praticità d'impiego e della sicurezza igienico-sanitaria.
Ma da dove viene la garanzia di qualità propria delle aziende avicole
italiane? Fondamentalmente
dal loro operare a ciclo integrato, ossia dal fatto che si occupano,
tenendolo sotto controllo, di ogni
aspetto della produzione: dalla coltivazione dei cereali alla loro
trasformazione in mangimi; dagli
allevamenti agli incubatoi, fino agli impianti di macellazione, lavorazione
e distribuzione. E ad
ognuna di queste fasi corrispondono specifiche professionalità:
selezionatori, moltiplicatori,
allevatori, macellatori, sezionatori e lavoratori delle carni, trasportatori
della catena del freddo ecc.
ecc.
Tutto il ciclo, infine, é controllato da specialisti agronomi e veterinari,
secondo norme che in Italia
sono particolarmente rigorose, prevedendo controlli degli animali da parte
di veterinari delle Usl sia
durante l'allevamento, con la certificazione della loro sanità, sia nei
centri di macellazione, con
esame e bollatura di ogni singolo animale e taglio ad attestazione della
loro idoneità al consumo.
In tale ambito legislativo, il settore avicolo italiano ha da sempre
improntato il proprio ciclo
produttivo a criteri di elevata qualità. Questa si rivela fin dall'inizio,
con una selezione delle razze
rigorosa, basata su esperienze di allevamento maturate in quasi mezzo
secolo, e indirizzata in
particolare verso le razze "pesanti", che offrono carni più mature e
gustose. Ma di "qualità" é anche
il modo in cui gli animali vengono allevati: essi razzolano liberi, in
grandi capannoni luminosi (e
non in batteria), su strati di truciolato assorbente ed igienico, e si
nutrono da apposite mangiatoie.
Ciò che i polli e tacchini mangiano é assai migliore di quanto troverebbero
sull'aia e in campagna. Il
mangime, infatti, é ad alto contenuto nutritivo: prima di tutto granturco (e
non la manioca, utilizzata
invece in molti allevamenti europei, che però dà luogo alla produzione di
carni con qualità e
sapidità inferiori), e poi soia, erba medica, farine proteiche, vitamine e
sali minerali. Anche la
tenerezza della carne é indice di elevato pregio, perché é dovuta, oltre che
ad alcune qualità
organolettiche, anche alla giovane età del pollame in commercio.
La carne di pollame italiana é consigliata anche perché assicura una
migliore resa in cottura. Infatti,
a differenza della maggior parte degli altri Paesi, in Italia le carni
avicole sono raffreddate ad aria
anziché ad acqua (comunque ammessa dall'Unione Europea fino al 5%): insomma
non si rischia di
acquistare acqua per carne, evitando così sgradevoli "sorprese" al
consumatore finale. Infine, grazie
proprio all'integrazione verticale della produzione avicola italiana, la
"catena del freddo" è
ininterrotta: dagli stabilimenti ai punti vendita finali, sempre sotto il
diretto controllo dell'azienda
produttrice.
Per quanto concerne la capacità delle Aziende avicole di marca di presentare
prodotti avanzati
(quelli cosiddetti di 3^ e 4^ generazione), va rilevato ch'esse si sono
poste in grado di soddisfare i
nuovi bisogni determinati da un'evoluzione inarrestabile degli stili di
vita, da una mutata scala di
valori e da un'organizzazione del lavoro che riduce la possibilità di
dedicare tempo alla cucina. Tali
bisogni incidono profondamente sulla dietetica, sulle occasioni di consumo e
sulla scelta di prodotti
alimentari. Perciò, nonostante che le derrate non lavorate (frutta, verdura,
pesce, carne tal quale)
mantengano da noi una posizione tuttora elevata nell'ambito dei consumi, la
nostra convergenza
verso modelli di consumo tipici delle economie evolute accresce la domanda
di quei prodotti che -
sebbene "freschi" quanto le derrate d'origine - sono confezionati,
porzionati, lavorati e fanno
risparmiare tempo per portarli in tavola.
Il settore avicolo italiano ha addirittura anticipato tali tendenze
interpretando, prima di altri, le
nuove esigenze del consumatore e della ristorazione collettiva, fino ad
offrire prodotti con altissimo
contenuto di servizio, conservabili a lungo per poterne creare scorte,
distribuiti in modo capillare
per esser facilmente reperibili nei punti di vendita, aderenti alle nuove
regole del mangiar sano, ed
in grado di far risparmiare tempo e lavoro in cucina nella preparazione dei
pasti.
Insomma, dal pollo e dal tacchino interi si è passati dapprima ai tagli e
poi, sempre più rapidamente,
ai prodotti preparati, fino ad arrivare alle confezioni di piatti pronti per
la cottura con tutti gli
ingredienti necessari, e ai piatti pre-cucinati.
La qualità del pollame italiano
Il consumatore italiano richiede, sempre più, alimenti igienicamente sicuri,
privi di sostanze
estranee e di provenienza controllata. Le carni di pollame corrispondono a
queste aspettative?
Come tutte le altre carni, esse sono sottoposte a controlli pubblici
sistematici; la macellazione può
avvenire unicamente in presenza del veterinario ufficiale della unità
sanitaria locale che, dopo aver
ispezionato il pollame ed i suoi organi, ne certifica l'idoneità sanitaria
al consumo apponendo il
bollo sanitario. Oltre ai normali controlli periodici negli allevamenti, cui
sono sottoposti tutti gli
animali da macello, polli e tacchini subiscono però -nell'allevamento di
origine- la visita del
veterinario ufficiale che ne certifica la sanità e l'idoneità alla
macellazione. Questi controlli in
allevamento sono particolarmente importanti per verificare le condizioni di
salute degli animali e la
corretta conduzione dell'allevamento, in particolare l'impiego di farmaci.
Ma ciò che distingue le carni di pollame dalle altre carni quanto alle
garanzie sulla loro origine e
sicurezza è il fatto che l'80% della produzione avviene con il sistema ad
integrazione verticale. Le
aziende che commercializzano le carni di pollame sono, nella maggioranza dei
casi, ditte che
possiedono propri allevamenti di riproduttori, incubatoi, allevamenti da
ingrasso, producono i
mangimi utilizzati per far crescere i propri animali, e possiedono i macelli
ed i laboratori per la
trasformazione delle carni. È quindi possibile conoscere la provenienza
degli animali, con quale
mangime sono stati alimentati, come sono stati allevati, come sono state
realizzate la macellazione e
la lavorazione delle carni.
Vengono inoltre osservati capitolati per i mangimi, l'igiene, l'uso di
eventuali medicinali veterinari.
Una caratteristica importante dell'integrazione verticale è la registrazione
delle informazioni, che
rende possibile fornire all'autorità di controllo le prove concrete su cui
si basano le garanzie per il
consumatore.
Uno dei problemi più spesso correlati alle carni di pollame è quello della
possibile presenza in esse,
in particolare nella cute delle carcasse, di salmonelle e di altri
microrganismi. Né il produttore, né il
servizio veterinario possono garantire l'assenza di tali microrganismi
potenzialmente patogeni. La
garanzia potrebb'essere ottenuta sottoponendo le carcasse appena macellate a
trattamenti con
radiazioni ionizzanti o con sostanze chimiche, come si fa regolarmente in
alcuni paesi stranieri, ma
tali trattamenti sono assolutamente vietati in Italia perché ritenuti rimedi
peggiori del possibile
male.
Un obiettivo concreto che si pongono, invece, produttori e servizio pubblico
è quello di ridurre al
minimo le contaminazioni microbiologiche operando un rigoroso controllo in
tutte le fasi
dell'allevamento e della macellazione.
D'altra parte, è opportuno ricordare che in Italia, secondo dati del
Ministero della Sanità, il pollame
è molto raramente implicato come veicolo nella genesi delle infezioni da
salmonelle. Ciò sia perché
le carni di pollame vengono tradizionalmente consumate cotte, sia perché
esistono norme e
comportamenti radicati (le carni di pollame crude sono tenute costantemente
separate dagli alimenti
da consumarsi tal quali, senza cottura) che concorrono ad evitare la
contaminazione crociata del
pollame con altri alimenti.
Un altro potenziale pericolo legato agli alimenti in genere è rappresentato
dalla possibile presenza
di sostanze estranee in essi. Relativamente alle carni di pollame, i
controlli effettuati dal servizio
veterinario sugli allevamenti e la diffusione del sistema di allevamento ad
integrazione verticale
forniscono buone garanzie.
Inoltre l'uso dei farmaci per curare le malattie dei polli viene oggi
monitorato dal Ministero della
Sanità, ch'effettua analisi statisticamente significative su tutta la
produzione nazionale. Il primo
piano nazionale di monitoraggio è iniziato nel secondo semestre 1995 e
continuerà in futuro
secondo le indicazioni e con il coordinamento della Commissione Europea.
L'Italia è autosufficiente in carni di pollame. Negli ultimi anni è andata
crescendo una piccola
corrente di esportazione, la quale trae origine, oltre che da propizi
fattori di mercato, anche dalla
buona qualità della carne di pollame nostrana: di essa è molto apprezzata la
presentazione asciutta,
succulenta ed appetibile, propria delle carni refrigerate con l'aria, le
quali presentano inoltre una
conservabilità decisamente superiore a quella delle carni refrigerate ad
acqua e conservate sotto
ghiaccio, prodotte nella maggior parte dei paesi dell'Unione Europea.
Le garanzie igienico-sanitarie
Anche per le carni avicole, come per tutti i prodotti freschi, é necessario
adottare sin dall'origine
tutte le misure necessarie per salvaguardare le loro qualità
igienico-sanitarie. I dati più recenti
dimostrano che il livello igienico dei prodotti avicoli all'uscita dalla
catena di produzione è andato
via via migliorando grazie ai continui miglioramenti delle tecnologie di
allevamento e di
produzione. È quindi di fondamentale importanza che le predette qualità
vengano mantenute
durante tutte le fasi successive di stoccaggio, commercializzazione e
preparazione; ed a tal fine è
importante mantenere sotto controllo sia la flora microbica saprofitaria,
che è causa del
deterioramento del prodotto, sia i microrganismi patogeni che, nel caso di
comportamenti non
corretti, possono costituire un rischio per la salute pubblica.
La crescita della carica microbica sulle carcasse mantenute a temperatura di
refrigerazione può
essere influenzata da molti e diversi fattori, quali: il numero e il tipo di
microrganismi psicrotrofi
presenti sul prodotto all'uscita dalla catena produttiva, i tempi e le
temperature di stoccaggio, il tipo
di tessuto (pelle o muscolo), il pH, il potenziale redox, il tipo di
confezionamento, la eventuale
presenza di Co2 o di atmosfere modificate. È necessario, quindi, conoscere e
controllare tali
parametri per prolungare al massimo il tempo di validità del prodotto.
I batteri che causano il deterioramento provengono per lo più dalle penne e
dalle zampe degli
animali, e si moltiplicano sulle superfici di lavoro, sulle attrezzature,
nonché sulla superficie stessa
delle carcasse. L'associazione batterica che più frequentemente si ritrova
sugli animali appena
macellati è composta da Acinetobacter, Flavobacterium e Cytophaga, anche se
la principale causa
del deterioramento delle carni è dovuta alle pseudomonadacee, quali Ps.
fluorescens, Ps. putida e
Ps. fragi; un elevato numero iniziale di tali microrganismi comporta
sicuramente una riduzione della
shelf-life del prodotto. Quando la carica microbica psicrotrofa raggiunge
valori di 107 - 108
germi/cm2 cominciano a svilupparsi odori sgradevoli, cui si accompagna la
formazione di uno
"slime", per cui la superficie della carne appare viscida ed il prodotto non
è più edibile.
Naturalmente, la velocità con cui avviene tale processo è strettamente
dipendente dalla temperatura
di conservazione: quanto più questa è elevata, tanto più il processo è
veloce: si è visto che la miglior
conservabilità viene ottenuta a temperature prossime a 0¡c.
I microrganismi patogeni più frequentemente associati alle carni avicole
sono: Salmonella, Cl.
perfrigens e Staphilococcus aureus.
Le salmonelle possono essere isolate dalle superfici delle carni, anche se
in numero non elevato; i
casi di salmonellosi sono comunque molto rari e dovuti ad una cottura
inadeguata dell'alimento. È
importante, comunque, tener presente che il pollame crudo, come altri
alimenti crudi, può esser
causa di contaminazione crociata verso gli alimenti già cotti o comunque già
pronti per il consumo.
Tale inconveniente può esser facilmente evitato applicando semplici e
normali norme igieniche in
cucina, che prevedano di tener separati in frigorifero gli alimenti crudi
dai cotti, di non utilizzare gli
stessi utensili per la loro preparazione e di lavarsi le mani dopo aver
manipolato gli alimenti crudi.
Anche il Cl. perfrigens si ritrova in basso numero sulla superficie del
pollame crudo; la sua
moltiplicazione, infatti, è sfavorita dalle basse temperature e dal
potenziale redox della pelle del
pollo. Questo microrganismo si moltiplica, invece, molto bene nel prodotto
cotto: perciò, anche in
questo caso, è molto importante che l'alimento subisca una cottura adeguata
capace di distruggere le
spore di Cl. Perfrigens eventualmente presenti, e successivamente non sia
esposto a possibili
ricontaminazioni.
È noto che gli animali vivi possono veicolare germi ascrivibili al gruppo
St. aureus. La maggior
parte di tali ceppi è tipica delle specie avicole e non patogena per l'uomo:
comunque le basse
temperature di stoccaggio e la flora saprofitaria competitiva esercitano
un'azione antagonista allo
sviluppo di tali germi, che quindi, in linea di massima, non costituiscono
un rischio associabile alle
carni di pollo.
Da quanto sopra esposto si può concludere che, pur non essendo possibile
garantire che i prodotti
avicoli, come tutti gli alimenti crudi, siano "indenni" da germi patogeni, è
comunque attuabile una
significativa riduzione di possibili episodi tossinfettivi attraverso
opportune misure preventive da
attuarsi a livello sia di produzione e trasformazione, sia di mense e
cucine. A tal fine devono esser
coinvolti non solo i settori produttivi agricolo, zootecnico e di
trasformazione, ma anche e
soprattutto gli operatori delle mense ed il consumatore finale, che devono
essere informati sulle
norme comportamentali di base per una manipolazione igienicamente corretta
degli alimenti.
Il settore: produzione e consumi
L'avicoltura é oggi il settore di punta della zootecnia italiana, occupa il
secondo posto in Europa
dopo la Francia per potenzialità e capacità produttiva, ed è il solo
comparto zootecnico nazionale in
grado di soddisfare con la sua produzione di carni e di uova la domanda
interna. Nell'ultimo quarto
di secolo la nostra produzione di pollame é raddoppiata grazie alla ricerca
scientifica e tecnologica
applicata, alla continua sperimentazione, alla capacità organizzativa
degl'imprenditori. Il
rapidissimo aumento della produzione ha avuto conseguenze sociali rilevanti,
perché ha ridotto
progressivamente e drasticamente in termini reali il prezzo dei prodotti. Se
prendiamo a riferimento
l'ultimo ottantennio, il prezzo di un Kg di carne di pollo in lire a valore
costante si è ridotto ad un
terzo, mentre ad esempio, il prezzo di un Kg di carne di vitello é
triplicato.
E' superfluo sottolineare la decisiva svolta che ciò ha determinato nei
consumi delle nostre famiglie,
mettendo alla portata di ogni ceto carni di alto valore nutritivo con
modeste incidenze sul bilancio
familiare.
Grazie alla combinazione dei tre fattori - ricerca scientifico-tecnica,
sperimentazione, spirito
imprenditoriale - il comparto avicolo realizza oggi una conversione dei
mangimi in carne che risulta
la più efficace in assoluto nel campo della zootecnia.
La produzione nazionale di carni avicole ha abbondantemente superato un
traguardo significativo,
quello del milione di tonnellate (nel 1995, 1.126.000 tonn., di cui polli da
carne e galline 758.000,
tacchini 294.000, altre specie avicole 74.000). La produzione lorda
vendibile del settore (5.000
miliardi di lire) eguaglia in valore quella di carne bovina e supera
largamente quella di carne suina.
Il comparto avicolo si é così confermato come il più importante per la
produzione di carne in Italia
con il 31,6% del totale, seguito dall'allevamento suino (28,8%) e bovino
(25,7%).
In conseguenza, i consumi unitari annui di carni avicole sono cresciuti
progressivamente ed
impetuosamente da 2,4 Kg nel 1955 a 19,5 Kg circa nel 1995.
Questi incrementi vanno attribuiti anche alla crescente consapevolezza che i
consumatori hanno
acquisito circa i pregi alimentari dei prodotti avicoli, oramai posti
autorevolmente in luce, su piano
mondiale, dalle massime autorità scientifiche in materia nutrizionale.
Un'altra conseguenza sociale di questa dinamica del settore avicolo,
dimostratosi il più vivace ed
innovativo del comparto zootecnico, si è avuta nello sviluppo
dell'occupazione sia diretta, sia
indotta, e nella creazione di nuove aziende e nuove professionalità:
selezionatori, moltiplicatori,
incubatori, allevatori da carne e da uova, macellatori, sezionatori e
lavoratori delle carni,
trasportatori della catena del freddo, ecc.
