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SODIO
Fonte:
Società Italiana di Nutrizione Umana (1996). LARN, Livelli di Assunzione
Raccomandati di
Energia e Nutrienti per Il
sodio è il principale catione dei liquidi extracellulari. Le quantità di
sodio, come
quelle degli altri elettroliti vengono generalmente espresse sia in equivalenti
che in g; 1 mEq di sodio corrisponde a 23 mg di sodio. Il contenuto corporeo
medio nel maschio adulto è di 4 equivalenti ( g)
si ritrova nei fluidi extracellulari alla concentrazione di 135-145 mEq/l
(3,1- 3,3
g/l); 0,5 Eq ( 2
mEq/l (46 mg/l) mentre 1,5 Eq ( svolge
le importanti funzioni di regolare il volume dei fluidi extracellulari, la pressione
oncotica dei fluidi extracellulari e l'equilibrio acido-basico; inoltre il sodio
è coinvolto nei fenomeni elettrofisiologici dei tessuti nervosi e
muscolari, nella
trasmissione dell'impulso nervoso, nel mantenimento del potenziale di membrana
e dei gradienti transmembrana essenziali per gli scambi cellulari di nutrienti
e substrati e per il mantenimento del "milieu" intracellulare (Luft, 1990).
Poichè presente negli alimenti e bevande esclusivamente in forma ionica
solubile, il sodio è totalmente disponibile all'assorbimento. Viene assorbito
nel tratto distale dell’intestino tenue e nel colon. La concentrazione
di sodio
nei fluidi extracellulari è mantenuta ad opera dei reni: pressochè tutto
il sodio
che passa nel filtrato glomerulare viene riassorbito. L'omeostasi del sodio
viene così mantenuta di fronte ad una grande variabilità di situazioni ambientali
e alimentari; la regolazione del contenuto corporeo di sodio è strettamente
correlata al controllo del volume dei fluidi extracellulari ed avviene principalmente
per azione dell'aldosterone a livello del riassorbimento tubulare renale.
Il rene adulto può regolare l'escrezione di sodio a seconda delle necessità
tra lo 0,5 e il 10% del carico filtrato. Perdite obbligatorie di sodio si verificano
attraverso le feci ed il sudore, ma si tratta di solo circa il 7% degli apporti di sodio (per una alimentazione ricca di sodio come la nostra). Carenza,
livelli eccessivi e tossicità Un
deficit di sodio provocato da ridotto apporto alimentare non si verifica
in condizioni
normali anche con diete a bassissimo contenuto in sodio. Una deplezione
di sodio si può verificare solo in condizioni di sudorazione estrema o
qualora traumi, diarrea cronica o malattie renali producano un'incapacità
a trattenere
sodio. L'assunzione
di una quantità elevata di sodio determina un aumento del volume
dei fluidi extracellulari: l'acqua viene richiamata al di fuori dalle
cellule per
mantenere costante la concentrazione di sodio. Il risultato finale può essere
la comparsa di edema e di ipertensione arteriosa. Tuttavia una tossicità acuta
da sodio di origine alimentare è improbabile. Un
prolungato consumo di quantità eccessive di sodio è stato messo in relazione
con la patogenesi dell'ipertensione arteriosa in soggetti sensibili 2 (Gleibermann,
1973; Tobian, 1979; Swales, 1988). Esiste una relazione tra l'escrezione
urinaria di sodio (assunto come indicatore dell'apporto) e l'aumento
dei valori pressori con l'età (Intersalt Cooperative Research Group, 1988).
Anche se altri fattori (obesità, bassi apporti alimentari di potassio, di calcio,
di magnesio , tipo di acidi grassi nella dieta, consumo di alcool, fumo di tabacco,
ridotta attività fisica, stress) possono concorrere nello sviluppo dell'ipertensione
arteriosa, tuttavia esiste uno stretto rapporto tra apporto di sodio
ed aumentati valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica, tanto
da far
ritenere che l'associazione causale sodio-ipertensione sia stata sottovalutata
(Law et al., 1991a; Frost et al.,1991). Questa relazione è
di tipo continuo,
cioè non esiste un livello di introduzione di sodio al di sotto del quale l'effetto
non si manifesti: calcolando la potenziale riduzione dei valori di pressione
arteriosa per riduzione dell'apporto di sodio e confrontando i dati ottenuti
negli studi di intervento, è stato dedotto che la riduzione del consumo di
sodio, si tradurrebbe in un apprezzabile riduzione della mortalità per
eventi cardio- e cerebro-vascolari acuti (Law et al., 1991b). Livelli
di assunzione e fonti alimentari in Italia Le
fonti di sodio nell'alimentazione sono di varia natura: da una parte il
sodio contenuto
nel sale aggiunto nella cucina casalinga o a tavola (sodio cosiddetto discrezionale)
e dall'altra il sodio contenuto negli alimenti, sia presente naturalmente
che aggiunto nelle trasformazioni artigianali o industriali (sodio non
discrezionale). Ogni grammo di sale contiene circa discrezionale
rappresenta in media il 36% dell'assunzione totale di sodio in Italia
(Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Questa proporzione è lievemente più elevata
nelle donne (39%) e più bassa nei bambini (34%). Nelle zone rurali un ulteriore
10% deriva dalle conserve casalinghe (formaggi, insaccati, conserve di
ortaggi). L'ingestione giornaliera di sodio contenuto naturalmente negli alimenti
e nelle bevande - tra cui l'acqua potabile - è stata stimata in mEq
cioè circa totali
in Italia. Per differenza, si può stimare nel 55% la quota degli apporti
che deriva
dal sodio aggiunto nei prodotti trasformati, artigianali, industriali o
della ristorazione
collettiva. Questo sodio è prevalentemente sotto forma di cloruro di sodio
mentre soltanto il 10% del sodio totale è presente sotto forma di altri
sali (glutammato di sodio, bicarbonato di sodio, etc.). Un
ulteriore stima degli apporti e delle fonti di sodio non discrezionali è quella
derivata dall'analisi chimica della dieta italiana di riferimento (Carnovale et
al., in preparazione). Il
contenuto complessivo di sodio nella dieta nazionale ricostruita
senza aggiunta di sale discrezionale è risultato pari a 74 mEq ( di
sodio. Dall'analisi dei gruppi di alimenti risulta che i cereali e
derivati, tra cui il
pane, rappresentano la principale fonte di sodio non discrezionale (42%). Elevate
quote derivano anche dai gruppi carne/uova/pesce (31%) e latte e derivati
(21%) per via del sale aggiunto rispettivamente nelle carni e pesci conservati
e nei formaggi. I contributi sia della frutta (3%) che delle verdure e ortaggi (2%) sono invece molto bassi e prevalentemente di origine naturale. Anche
negli altri Paesi occidentali, tra i prodotti trasformati, il pane
costituisce la
maggiore fonte di sodio. Di conseguenza, l'uso del pane "sciapo"
(senza sale
aggiunto), che è largamente diffuso in alcune regioni italiane, può
essere un
ottimo mezzo per la riduzione degli apporti di questo elemento. In un'area delle
Marche, è stata rilevata una ridotta ingestione globale di sodio legata a questo
tipo di consumo (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Gli
apporti totali di sodio sono stati stimati mediante indagini epidemiologiche
con varie tecniche: raccolte urinarie delle 24 ore, pesata del sale
(applicando il fattore di correzione per il 60% del sale consumato che non viene
ingerito) e degli alimenti (utilizzando le tabelle di composizione degli alimenti)
e analisi di diete totali. Da uno studio svolto su campioni rappresentativi
della popolazione di tre aree italiane (Marche, Lazio e Campania)
sono emersi i seguenti livelli di escrezione urinaria di sodio: 191 mEq
( ( consumo
dell'indagine svolta su scala nazionale dall'Istituto Nazionale della Nutrizione
(Turrini et al., 1991) confermano questi risultati: è stato
stimato in 152
mEq ( 1991).
Per essere di interpretazione più immediata per la popolazione questi dati
possono essere espressi in g di cloruro di sodio: ogni giorno l'adulto italiano
ingerisce in media circa internazionali
in cui è stata determinata l’escrezione urinaria (Intersalt Cooperative
Research Group, 1988; Knuiman et
al., 1988) appare che i livelli italiani
sono nella media di quelli dell'Europa del Sud e superiori a quelli dell'Europa
del Nord, sia nei bambini che negli adulti. Lo stesso trend Nord- Sud
sembra esistere tra le regioni italiane con un ingestione totale di sodio leggermente
più elevata al Sud: (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Livelli
di assunzione raccomandati La
determinazione dei reali fabbisogni di sodio è difficile. L'alimentazione della
popolazione italiana, al pari di quella degli altri Paesi occidentali, è generalmente
ricca di sale. Adulti Soggetti
adulti sani mantengono il bilancio del sodio con apporti anche di soli
3-20 mEq/die (69-460 mg/die). E' stato stimato che le perdite obbligatorie urinarie
e fecali siano di 1 mEq/die (23 mg/die), cui si aggiungono le perdite per
via cutanea di circa 2-4 mEq/die (46-92 mg/die) (il sudore ha in media una concentrazione
di sodio di 25 mEq/l). In condizioni di massimo adattamento alla
conservazione del sodio e sudorazione intense, il fabbisogno minimo sarebbe
per tanto di 5 mEq/die (115 mg/die). Tenendo conto della variabilità interindividuale,
sembra consigliabile un apporto minimo di 25 mEq/die (575 mg/die).
Sulla base dell'osservazione che apporti superiori a 200 mEq/die (4600
mg/die) si accompagnano ad un elevato rischio di ipertensione arteriosa (Frost
et al., 1991; Law et al., 1991a; Law et al., 1991b),
si può raccomandare anche
un livello massimo di assunzione. 4 (Commission
of the European Communities, 1993) propone come livello raccomandato
l’intervallo da 575 mg/die a 3500 mg/die (25 mEq/die - 150 mEq/die)
mentre le RDA Americane (National Research Council, 1989) riportano
500 mg/die - 2400 mg/die (22 mEq/die - 104 mEq/die). Si ritiene più opportuno
adottare i livelli raccomandati dalla CEE, che corrispondono all’assunzione
di 1,5- Gravidanza
e allattamento Durante
la gravidanza aumenta il fabbisogno di sodio per aumento del volume
dei liquidi extracellulari, per la richiesta del feto e per il liquido amniotico.
L'abituale consumo di sale è comunque sufficiente a coprire gli aumentati
fabbisogni. Anche durante l'allattamento aumenta il fabbisogno di sodio
in quanto contenuto nel latte materno che è comunque coperto dal contenuto
della dieta. Pertanto la raccomandazione è la stessa di quella dell’adulto. Bambini
e adolescenti Le
RDA Americane propongono livelli di assunzione raccomandati distinti per
classi di età del neonato, del bambino e dell’adolescente (National Research
Council, 1989). Tali valori sono basati sul calcolo del contenuto di sodio
nei tessuti neoformati e su assunzioni relative alle perdite obbligatorie
di sodio.
Per contro, il Scientific Committee for Food della Commissione
Europea considera
che le informazioni a disposizione non sono sufficienti per stabilire dei
livelli raccomandati nell’età evolutiva (Commission of the European Communities,
1993). posizione. Bibliografia Bull
NL & Buss DH (1990) Contribution of foods to sodium intakes. Proc.
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I-Analysis of observational data among populations. Br. Med. J. ,
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lower blood pressure?
III-Analysis of data from trials of salt reduction. Br. Med. J.,
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